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VADEMECUM 
POSSO USARE QUESTE MASCHERINE? 
MARCATURA CE, DEROGA, DPI? 
FACCIAMO CHIAREZZA 

Striscia La Notizia, Le Iene, Report e il Governo stesso ce l’hanno messa tutta nell’ alzare il livello di guardia da possibili truffe ma anche nel creare confusione. 

In questo Vademecum ho raccolto tutte le fonti ufficiali da canali autorevoli e governativi per sbrogliare la matassa burocratica che avvolge il mondo delle mascherine di protezione. 

Qui di seguito cercherò di chiarire: 

- le tipologie disponibili, 

- in quali contesti vanno utilizzati, 

- domande e risposte frequenti, 

- istruzioni d’uso 

- la detraibilità delle stesse.

PASSO ZERO: di quali tipologie parliamo 

Le mascherine protettive si dividono in due macro gruppi:

* DPI (Dispositivi di Protezione Individuale) riconosciuti come tali durante il periodo d’emergenza 

- Mascherine triplo velo “chirurgiche” certificate CE con prezzo calmierato a 0.50€ (hanno lo scopo di evitare che chi le indossa contamini l’ambiente); 

- Mascherine filtranti FFP2-FFP3 certificate CE da un Ente Notificato ai sensi del D.lgs. n. 475/1992 sulla base di norme tecniche armonizzate (UNI EN 149:2009) (utilizzate prevalentemente in ambito ospedaliero e assistenziale per proteggere l’utilizzatore da agenti esterni); 

- Mascherine filtranti KN95/N95 con validazione straordinaria e in deroga dall’INAIL come da art. 15 del decreto legge n. 18 del 2020 (equivalenti alle FFP2 utilizzate prevalentemente in ambito ospedaliero e assistenziale per proteggere l’utilizzatore da agenti esterni);

* Altri tipi di Mascherine filtranti generiche di libera vendita o chiamate mascherine di comunità: 

- Mascherine triplo velo “chirurgiche” in libera vendita non certificate CE conformi alle disposizioni del D.L. 18 del 17/03/2020 (hanno lo scopo di evitare che chi le indossa contamini l’ambiente); 

- Mascherine filtranti KN95/N95 in libera vendita non certificate CE conformi alle disposizioni del D.L. 18 del 17/03/2020 (equivalenti alle FFP2 utilizzate per proteggere l’utilizzatore da agenti esterni ma non riconosciute come DPI). 

Si possono quindi usare mascherine non certificate CE? 

Ai fini di una migliore razionalizzazione delle mascherine sul territorio, quelle che si configurano come DPI certificate CE sono distribuite con precedenza a chi lavora in ambito ospedaliero e in tutti i contesti che presentano un livello di rischio elevato. 

Gli altri ambiti di lavoro con livelli di rischio basso e che permettono il distanziamento di un metro permettono l’uso di mascherine non certificate CE purchè i produttori ne garantiscano la bontà autocertificandone la qualità. 

Se sono marcate CE presentano un numero di protocollo affianco alla marchiatura, se non sono marchiare CE non avranno nessun simbolo. La marchiatura CE senza numero di protocollo è scorretto e passabile di sanzione. 

Qui di seguito le fonti: 

Stralcio della Circolare Ministero della Salute n. 3572 del 18.03.2020: 

Art. 16 D.L. 17 marzo 2020, n. 18 (Ulteriori misure di protezione a favore dei lavoratori e della collettività) 

In merito all’art. 16, premesso che la norma non si rivolge agli operatori sanitari, appare nondimeno utile segnalare che la stessa, al comma 1, stabilisce che “per i lavoratori che nello svolgimento della loro attività sono oggettivamente impossibilitati a mantenere la distanza interpersonale di un metro, sono considerati dispositivi di protezione individuale (DPI), di cui all’articolo 74, comma 1, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n.81, le mascherine chirurgiche reperibili in commercio, il cui uso è disciplinato dall’articolo 34, comma3, del decreto-legge 2 marzo 2020, n. 9”. 

Il comma in questione consente, pertanto, ferma restando la fattispecie di cui all’art. 34, comma 3, del D.L. 9/2020, e ferme restando tutte le disposizioni in tema di sicurezza sui luoghi di lavoro, l’uso delle mascherine facciali ad uso medico allo scopo di proteggere i lavoratori contro uno o più rischi suscettibili di minacciarne la sicurezza o la salute durante il lavoro. Si richiama l’attenzione sul fatto che il comma di cui trattasi va riferito esclusivamente a lavoratori che si trovano nello svolgimento della loro attività e che sono “oggettivamente impossibilitati a mantenere la distanza interpersonale di un metro”. 

Il successivo comma 2 stabilisce che “Ai fini del comma 1, fino al termine dello stato di emergenza di cui alla delibera del Consiglio dei ministri in data 31 gennaio 2020, gli individui presenti sull’intero territorio nazionale sono autorizzati all’utilizzo di mascherine filtranti prive del marchio CE e prodotte in deroga alle vigenti norme sull'immissione in commercio”. 

A tal proposito è anzitutto opportuno rappresentare, in ragione di una lettura coordinata della norma in questione, nonché al fine di assicurare le imprescindibili condizioni di sicurezza e tutela della salute, che la disposizione in parola consente a tutti gli individui presenti sul territorio nazionale che rispettano le disposizioni in tema di distanziamento sociale e le altre regole precauzionali introdotte in ragione dell’emergenza Covid-19, di utilizzare, a scopo precauzionale, mascherine filtranti che non si configurano né come DM né come DPI. 

Resta inteso che tali mascherine non possono essere utilizzate durante il servizio dagli operatori sanitari né dagli altri lavoratori per i quali è prescritto l’uso di specifici dispositivi di sicurezza. 

Sempre in relazione a detta fattispecie, si rammenta l’assoluta necessità che i produttori delle mascherine da ultimo citate garantiscano in autocertificazione, che le stesse non arrechino danni o determinino rischi aggiuntivi per gli utilizzatori secondo la destinazione d’uso prevista dai produttori. 

Stralcio della pagina web del Ministero della Salute: 

“Altri tipi di mascherine 

Ogni altra mascherina reperibile in commercio, diversa da quelle sopra elencate, non è un dispositivo medico né un dispositivo di protezione individuale; può essere prodotta ai sensi dell'art. 16, comma 2, del D.L. 18/2020, sotto la responsabilità del produttore che deve comunque garantire la sicurezza del prodotto (a titolo meramente esemplificativo: che i materiali utilizzati non sono noti per causare irritazione o qualsiasi altro effetto nocivo per la salute, non sono altamente infiammabili, ecc.). Per queste mascherine non è prevista alcuna valutazione dell’Istituto Superiore di Sanità e dell’INAIL. 

Le mascherine in questione non possono essere utilizzate in ambiente ospedaliero o assistenziale in quanto non hanno i requisiti tecnici dei dispositivi medici e dei dispositivi di protezione individuale. 

Chi la indossa deve comunque rispettare le norme precauzionali sul distanziamento sociale e le altre introdotte per fronteggiare l’emergenza Covid-19.” 

Stralcio dalle indicazioni per la tutela della salute dei lavoratori nel contesto dell’emergenza covid-19 / aidii associazione italiana igienisti industriali A cura del Gruppo di Ricerca Risk Assessment and Human Health Dipartimento di Scienza e Alta Tecnologia, Università degli Studi dell’Insubria – Como con il contributo del Consiglio Direttivo Nazionale dell’Associazione Italiana degli Igienisti Industriali (AIDII) 

UTILIZZO DI MASCHERINE E DPI DELLE VIE RESPIRATORIE 

L’uso di mascherine medico-chirurgiche o di DPI per le vie respiratorie aggiuntivi a quelli eventualmente già in uso non è raccomandato per i lavoratori a basso a rischio di esposizione. I lavoratori dovrebbero continuare a utilizzare il DPI che normalmente userebbero per le normali attività lavorative, qualora previsti. 

I lavoratori con rischio di esposizione medio potrebbero aver bisogno di indossare una combinazione di guanti, camice, visiera e/o occhiali e protezione delle vie respiratorie. L’insieme dei DPI per i lavoratori nella categoria di rischio medio di esposizione varia in base all'attività lavorativa, ai risultati della valutazione dei pericoli del datore di lavoro e ai tipi di esposizioni che i lavoratori hanno sul lavoro. 

È bene notare che, per quanto ad oggi non sia stato normato l’uso di mascherine medico-chirurgiche per operatori non sanitari, e/o come protezione personale per lavoratori generici e popolazione generale, l’utilizzo di tali presidi è comunque consigliabile come misura di prevenzione generale e l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di indossare comunque una mascherina medico-chirurgica quando si sospetta di aver contratto il SARS-CoV-2 e/o si presentano sintomi quali tosse o starnuti, o quando è necessario entrare in contatto con una persona con sospetta infezione da SARS-CoV-2. 

L’utilizzo di veri e propri Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) delle vie respiratorie (FFP secondo le norme) dovrebbe essere attentamente valutato per tutti gli operatori che possano entrare in diretto contatto con il pubblico, con persone con sintomi respiratori, oppure con soggetti con diagnosi sospetta o acclarata di COVID-19, oltre che con soggetti posti in regime di quarantena (rischio medio). 

L’uso razionale delle mascherine medico-chirurgiche e dei DPI per le vie respiratorie è importante per evitare inutili sprechi di risorse preziose. Le competenze professionali in ordine alla prevenzione e alla protezione della salute dei lavoratori risultano quindi di fondamentale rilevanza. In ogni caso, l’uso della mascherina medico-chirurgica o dei DPI per le vie respiratorie deve essere adottato in aggiunta ad altre misure di igiene respiratoria e delle mani. Non è utile indossare più mascherine medico-chirurgiche sovrapposte. La mascherina medico-chirurgica, quando necessaria, va indossata correttamente, secondo adeguate istruzioni da fornire ai lavoratori. Per ulteriori informazioni consultare il capitolo dedicato di questo documento. Si raccomanda ad ogni modo di seguire rigorosamente e scrupolosamente - anche negli ambienti di lavoro - tutte le indicazioni relative ai comportamenti e le precauzioni generali da tenere.

PRIMO PASSO: il contesto 

Come suggerito nel DPCM del 26 Aprile e dall’Istituto Superiore della Sanita nel rapporto ISS COVID-19 N.2/2020 REV. In questo contesto emergenziale e di carenza di DPI, I filtranti facciali devono prioritariamente essere raccomandati per gli operatori sanitari impegnati in aree assistenziali dove vengano effettuate procedure a rischio di generazione di aerosol. 

In base al DPCM del 26 Aprile scorso sono divenute obbligatorie negli spazi confinati o all’aperto in cui non è possibile o garantita la possibilità di mantenere il distanziamento fisico. L’obbligatorietà dell’uso in alcune Regioni è stata estesa anche ad altri contesti. 

In base al comma 2 dell’articolo 3 dello stesso DPCM “possono essere utilizzate mascherine di comunità, ovvero mascherine monouso o mascherine lavabili, anche auto-prodotte, in materiali multistrato idonei a fornire un’adeguata barriera e, al contempo, che garantiscano comfort e respirabilità, forma e aderenza adeguate che permettano di coprire dal mento al di sopra del naso”. 

Le mascherine rappresentano una misura complementare per il contenimento della trasmissione del virus e non possono in alcun modo sostituire il distanziamento fisico, l'igiene delle mani e l’attenzione scrupolosa nel non toccare il viso, il naso, gli occhi e la bocca. 

SECONDO PASSO: Domane e risposte frequenti 

Di seguito ecco alcune FAQ sul corretto utilizzo e le funzioni delle mascherine in questa fase epidemica. 

1) Che differenza c’è tra le cosiddette mascherine di comunità e le mascherine chirurgiche? 

Le mascherine chirurgiche sono le mascherine a uso medico, sviluppate per essere utilizzate in ambiente sanitario e certificate in base alla loro capacità di filtraggio. Rispondono alle caratteristiche richieste dalla norma UNI EN ISO 14683-2019 e funzionano impedendo la trasmissione. 

Le mascherine di comunità, come previsto dall’articolo 16 comma 2 del DL del 17 marzo 2020, hanno lo scopo di ridurre la circolazione del virus nella vita quotidiana e non sono soggette a particolari certificazioni. Non devono essere considerate né dei dispositivi medici, né dispositivi di protezione individuale, ma una misura igienica utile a ridurre la diffusione del virus SARS-COV-2. 

2) Quali sono le caratteristiche che devono avere le mascherine di comunità? 

Esse devono garantire una adeguata barriera per naso e bocca, devono essere realizzate in materiali multistrato che non devono essere né tossici né allergizzanti né infiammabili e che non rendano difficoltosa la respirazione. Devono aderire al viso coprendo dal mento al naso garantendo allo stesso tempo confort. 

3) La mascherina è obbligatoria anche per i bambini? 

Dai sei anni in su anche i bambini devono portare la mascherina e per loro va posta attenzione alla forma evitando di usare mascherine troppo grandi e scomode per il loro viso. 

4) È possibile lavare le mascherine di comunità? 

È possibile lavare le mascherine di comunità se fatte con materiali che resistono al lavaggio a 60 gradi. Le mascherine di comunità commerciali sono monouso o sono lavabili se sulla confezione si riportano indicazioni che possono includere anche il numero di lavaggi consentito senza che questo diminuisca la loro performance. 

5) Quali mascherine devo usare nel caso in cui compaiano sintomi di infezione respiratoria? 

Nel caso in cui compaiano sintomi è necessario l’utilizzo di mascherine certificate come dispositivi medici. 

6) Come smaltire le mascherine? 

- Se è stata utilizzata una mascherina monouso, smaltirla con i rifiuti indifferenziati;
- Se è stata indossata una mascherina riutilizzabile, metterla in una busta e seguire le regole per il suo riutilizzo dopo apposito lavaggio. 

TERZO PASSO: istruzioni per l’uso 

Prima di indossare la mascherina

- lavare le mani con acqua e sapone per almeno 40-60 secondi o eseguire l’igiene delle mani con soluzione alcolica per almeno 20-30 secondi;
- indossare la mascherina toccando solo gli elastici o i legacci e avendo cura di non toccare la parte interna;
- posizionare correttamente la mascherina facendo aderire il ferretto superiore al naso e portandola sotto il mento; accertarsi di averla indossata nel verso giusto (ad esempio nelle mascherine chirurgiche la parta colorata è quella esterna); 

Durante l’uso

- se si deve spostare la mascherina manipolarla sempre utilizzando gli elastici o i legacci;
- se durante l’uso si tocca la mascherina, si deve ripetere l’igiene delle mani;
- non riporre la mascherina in tasca e non poggiarla su mobili o ripiani; 

Quando si rimuove

- manipolare la mascherina utilizzando sempre gli elastici o i legacci;
- lavare le mani con acqua e sapone o eseguire l'igiene delle mani con una soluzione alcolica; 

Nel caso di mascherine riutilizzabili

- procedere alle operazioni di lavaggio a 60 gradi con comune detersivo o secondo le istruzioni del produttore, se disponibili; talvolta i produttori indicano anche il numero massimo di lavaggi possibili senza riduzione della performance della mascherina.
- dopo avere maneggiato una mascherina usata, effettuare il lavaggio o l’igiene delle mani. 

QUARTO PASSO: la detraibilità 

Le spese sostenute per l’acquisto di tutte le mascherine filtranti possono essere ammortizzate al 100% tramite la partecipazione al Bando Invitalia che potrete verificare a questo link (questo vale solo per le aziende): 

https://www.invitalia.it/cosa-facciamo/emergenza-coronavirus/impresa-sicura 

Se non vi è la possibilità di rientrare nella graduatoria del Bando Invitalia, come da Decreto Legge Liquidità” (D.L. 23/2020) e successivo art. 64 D.L. 18/2020 (c.d. “Decreto Cura Italia”) si può usufruire del credito d’imposta al 50% per le spese sostenute per l’acquisto dei DPI e di tutti gli altri dispositivi di sicurezza atti a proteggere i lavoratori dall’esposizione accidentale ad agenti biologici o a garantire la distanza di sicurezza interpersonale e quindi per interpretazione anche delle mascherine filtranti generiche. 

https://www.agenziaentrate.gov.it/portale/documents/20143/297183/Circolare+n+9+del+10+aprile+2019_Circolare+9+del+10+aprile+2019.pdf/4d0ea018-7b88-fd53-b03e-56b370db6f91 

Per i privati sono detraibili al 19% se dispositivi medici con marcatura CE .

Come si evince anche dalla Circolare n. 13/E del 2019, sono detraibili, nella misura del 19%, le spese sostenute per l’acquisto o l’affitto di dispositivi medici. Per fruire della detrazione è necessario che dalla certificazione fiscale (scontrino fiscale o fattura) risulti chiaramente la descrizione del prodotto acquistato e il soggetto che sostiene la spesa. Ai fini della detrazione, il pagamento può continuare ad essere in contanti, poiché per l’acquisto di tali prodotti non si applica la novità contenuta nella manovra di bilancio 2020, con cui il legislatore ha previsto l’obbligo, ai fini della detrazione fiscale delle spese sanitarie, di effettuare il pagamento con strumenti tracciabili (sono esclusi gli acquisti di medicinali, di dispositivi medici e di prestazioni mediche presso strutture pubbliche o strutture private convenzionate con il SSN). Non possono essere considerati validi i documenti (scontrino fiscale o fattura) che riportino semplicemente l’indicazione “dispositivo medico”. E’ considerato dispositivo anche una protesi (protesi dentaria, occhiali da vista, ecc.). La natura del prodotto come dispositivo medico o protesi può essere identificata anche mediante le codifiche utilizzate ai fini della trasmissione dei dati al sistema tessera sanitaria quali: AD (spese relative all’acquisto o affitto di dispositivi medici con marcatura CE) o PI (spesa protesica).